
Il modo in cui si sta svolgendo la contrapposizione tra il governo nazionale e le amministrazioni locali rischia di trasformarsi in un gioco delle parti di nessuna utilità per la Basilicata.
Le attuali gravi difficoltà che vive la regione non cadono, infatti, improvvisamente dal cielo, ma sono il frutto di tanti errori e di tante scelte politiche sbagliate di cui ne sono responsabili sia lo stato centrale che le istituzioni locali, tanto del centrodestra quanto del centrosinistra.
La discussione di questi giorni a seguito delle affermazioni, gratuite ma plausibili sotto certi punti vista, di Tremonti conferma, secondo Lucania Viva, che occorre un profondo rinnovamento del modo di fare politica e di governare le istituzioni, se veramente si vuol porre un freno alla pericolosa deriva di una regione sempre più stretta nella morsa della subalternità centralistica e della inefficienza localistica.
Tremonti deve starsene zitto con le accuse al sud, al quale dovrebbe dare spiegazioni sui fondi Fas, sulla differenza di investimenti per le infrastrutture, sul perché i lucani hanno dovuto contribuire al risanamento delle banche e dell’Alitalia non possedendo né un aeroporto e né un vero sistema creditizio, sui motivi che hanno portano lo stato ad investire 15 miliardi di euro nell’expò di Milano del 2015, sull’ingiustizia della mancata riduzione del costo della benzina per i lucani.
Ciò non deve costituire giustificazione, tuttavia, per non affrontare i limiti che hanno caratterizzato la pubblica amministrazione delle regioni del sud, a partire dalla Basilicata, che sui fondi comunitari ha fatto registrare un preoccupante arretramento, passando da Regione virtuosa a Regione morosa.
Dopo tre anni dall’avvio del nuovo ciclo di programmazione dei fondi comunitari relativo al periodo 2007-2013, gran parte dei programmi risultano praticamente fermi al palo, a causa di quelle incomprensibili alchimie legate alle ingerenze della politica e degli affari nei progetti di sviluppo o di una eccessiva burocratizzazione, talvolta incomprensibile, come nel caso dei progetti Leader e dei programmi di sviluppo rurale, di cui, effettivamente, si corre il rischio di dover restituire la prima annualità. Lo stesso discorso risulta valido sul versante della razionalizzazione dei tanti enti, Alsia, Arbea, Consorzi, Strutture funzionali, ecc., che anziché essere di utilità, hanno finito per rappresentare delle sovrastrutture di ostacolo ai processi di sviluppo.
De Filippo è chiamato perciò a cambiare registro velocemente per rendere più credibili le sue contestazioni alle affermazioni del Ministro Tremonti, dando prova di voler effettivamente perseguire la condivisibile strada dell’innovazione e di saper raccogliere le proposte e le sollecitazioni al cambiamento provenienti da quelle forze, come Lucania Viva, autenticamente impegnate a difendere gli interessi dei territori e dei cittadini lucani.